SCRIPPELLE ‘MBUSSE. Una minestra calda per un week end KO

Questo week end è stato…pesante!
Gola in fiamme, ossa rotte, debolezza tanta, febbre…poca!
E che cavolo!
Non che sia una fan dell’influenza (almeno, ancora un briciolo di lucidità m’è rimasto!) però se almeno avessi avuto il classico febbrone mi sarei messa a letto buona buona e mi sarei lasciata coccolare un po’ e invece no!
Con una febbriciattola scipita così io a letto proprio non ci resisto!
Ma non potevo nemmeno andarmene in giro (con l’umido di questi giorni per giunta) e così per 3 giorni sono stata una specie di iena, con l’umore NERO  più del carbone. Relegata in casa, tra un cruciverba e l’altro, il rifugio è stato (ovviamente) la cucina e per cercare di rendere lo spentolamento un minimo terapeutico (sbaglio o il brodo fa bene per l’influenza?), ho “improvvisato” un brodo con petto e coscio di pollo che stazionavano in freezer.
E visto che il tempo non mancava e che non potevo certo “sprecare” il MIO primo brodo casalingo (finora ho sfruttato la produzione materna!!!) con una semplice minestrina…ho dedicato buona parte del sabato pomeriggio alle “scrippelle”.
Credo di non averne mai fatte così tante tutte insieme! C’è stato un momento in cui ho pensato che me le sarei sognate anche la notte!
E ieri le “scrippelle in brodo” sono state il mio pranzo domenicale, per aggiungere una piccola nota di festa ad una giornata per altro noiosissima e non trattarmi da malata al 100%
Le “scrippelle in brodo” alias SCRIPPELLE ‘MBUSSE sono un grande classico della tradizione teramana, adatto soprattutto nelle fredde giornate invernali e non a caso preparate spesso durante le festività natalizie. Vanno servite caldissime, addirittura bollenti, tanto che spesso si mettono i piatti nel forno spento caldo per mantenerli tiepidi ed evitare che il brodo si raffreddi troppo velocemente. Va da sè che l’altro classico e l’ustione lingua-palato-gola…ma non volevamo scaldarci?!?!
Tradizione vuole che per ogni uovo ottengano 3-4 scrippelle, che in questo modo mantengono una consistenza soda quando vi si aggiunge il brodo bollente.
Al contrario, allungando la pastella con acqua e farina le scrippelle tendono a diventare “mollicce” a contatto con il brodo caldo e quasi a disfarsi in bocca.
Si possono preparare comodamente in anticipo e congelare, arrotolandole con il parmigiano solo al momento dell’uso.
Io ieri ne ho fatto decisamente una bella scorta.

 

SCRIPPELLE ‘MBUSSE
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Minestre&Zuppe
Serves: 4

Ingredienti
  • – per le scrippelle
  • 1 uovo a persona
  • 1 cucchiaio di farina (non troppo colmo) per ogni uovo
  • 1 guscio d’uovo di acqua per ogni uovo (così recita la ricetta di famiglia; circa 50ml)
  • sale
  • – inoltre
  • brodo di carne (gallina, pollo o manzo a piacere, anche se tradizione vuole sia di gallina)
  • abbondante parmigiano grattugiato
  • olio evo

Procedimento
  1. In una terrina setacciare la farina e unirvi un pizzico di sale.
  2. Aggiungere un uovo e mescolare facendo assorbire la farina, fino ad ottenere una crema piuttosto densa. In questo modo è molto più facile evitare la formazione di grumi.
  3. Unire di seguito, una alla volta, le altre uova ed infine diluire con l’acqua.
  4. Mescolare bene lavorando sempre il tutto con un cucchiaio di legno, ancora meglio quello col buco al centro.
  5. Si deve ottenere una “pastellina” liscia e fluida.
  6. Mettere sul fuoco una grossa padella antiaderente (24-26 cm di diametro), leggermente unta di olio con un tovagliolo di carta, e appena calda versarvi un mestolino di composto, cercando di ricoprire tutta la superficie.
  7. Mantenendo il fuoco basso, aspettare che la pastella si rapprenda, capovolgerla e far cuocere la scrippella anche dall’altro lato.
  8. Proseguire nello stesso modo fino ad esaurimento della pastella, mescolando sempre prima di prelevare un altro mestolo.
  9. Alla fine si dovrebbero ottenere 3 max 4 scrippelle per ogni uovo.
  10. Cospargere ciascuna scrippella con abbondante parmigiano grattugiato, arrotolarle strette e tagliarle a metà.
  11. Disporre nei singoli piatti (meglio se riscaldati) le scrippelle arrotolate e versarvi sopra il brodo bollente.
  12. Servire subito con a parte altro parmigiano grattugiato.

Note
* Per la preparazione della pastella, non usare le fruste altrimenti il composto ingloba troppa aria e diventa schiumoso.
* Al momento della cottura, attenzione a non esagerare con la quantità di pastella: le scrippelle devono risultare sottili.


Con questa ricetta leggera ma piena di gusto partecipo alla raccolta di Gaijina





“Cagg’nitt”…i dolci “ravioli” del Natale teramano

Natale è ormai passato ed anche se per quest’anno forse è tardi, voglio ugualmente lasciarvi questa ricetta di un altro tipico dolce natalizio abruzzese, che ho trovato al mio ritorno a casa, preparato dalle amorevoli mani della mia mamma.  
Si tratta di sfiziosi dolcetti fritti, dall’aspetto simile a quello dei ravioli, detti “cagg’nitt” in dialetto teramano, che per tradizione di consumano la sera della vigilia, ma che in realtà accompagnano tutto il periodo delle festività natalizie e la cui forma buffa e paffuta è in perfetta sintonia con l’allegria tipica del Natale. 
I calcionetti sono piuttosto lunghi nella preparazione ma assai piacevoli da realizzare in compagnia, caratterizzati da una pasta leggera e friabilissima, quasi impalpabile, e da un ripieno a base di morbido purè di marroni speziato alla cannella e arricchito con miele, cioccolato e frutta secca.
Va da sè poi che ogni famiglia rivendica come originale la propria versione che può prevedere per il ripieno mosto cotto, ceci, marmellata di uva, cedro e arancia canditi. 
Una cosa è certa: l’assenza di uova nella pasta! 
Altrimenti non chiamateli “cagg’nitt”
Grazie mamma per averli preparati anche quest’anno ^_^

 
CALCIONETTI ABRUZZESI
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Dolci tipici
Serves: 10-12

Ingredienti
  • – per la pasta
  • ½ bicchiere di olio evo
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • farina q.b. (circa 500 gr)
  • – per il ripieno
  • 700 gr di marroni (o castagne)
  • 200 gr di mandorle
  • 100 gr di cioccolato in polvere
  • miele liquido
  • 50 ml di rhum
  • 2 cucchiaini di caffè in polvere
  • cannella
  • 1 arancia non trattata
  • olio per friggere
  • – per finire
  • zucchero semolato
  • cannella (facoltativa)

Procedimento
  1. Preparare il ripieno (anche il giorno prima).
  2. Lessare i marroni, pelarli e passarli setaccio.
  3. Tostare le mandorle in forno per qualche minuto e tritarle finemente.
  4. Mettere sul fuoco il miele (circa 120 gr, ma se li preferite più dolci aggiungete anche dello zucchero) in un pentolino e quando sarà caldo, unirvi le mandorle, un bel pizzico di cannella, la scorza d’arancia grattugiata, il cioccolato e il caffè.
  5. Mescolare bene, poi aggiungere tanto purè di castagne quanto basta ad ottenere una crema densa.
  6. Togliere dal fuoco e unire il liquore.
  7. Mescolare ancora, lasciar intiepidire e porre il recipiente in frigorifero per qualche ora, affinché il composto si rassodi ed i sapori si possano amalgamare bene.
  8. Nel frattempo si prepara la pasta.
  9. In una ciotola capiente versare l’olio ed il vino, poi cominciare ad aggiungere la farina, poco alla volta fino ad ottenere un impasto omogeneo.
  10. Trasferire il tutto sulla spianatoia infarinata e lavorare a lungo la pasta (senza più aggiungere farina), che alla fine dovrà risultare liscia ed elastica.
  11. Stendere la pasta in una sfoglia sottilissima, sistemare sulla sfoglia tanti mucchietti di ripieno (come si fa per i ravioli) e ripiegare la pasta, premendo bene attorno al ripieno in modo da sigillarlo.
  12. Con la rotella tagliapasta ritagliare i calcionetti a forma di mezzaluna e friggerli in abbondante olio bollente, senza farli colorire (devono rimanere piuttosto “anemici”).
  13. Scolarli e posarli su carta paglia o carta assorbente per eliminare l’unto in eccesso.
  14. Trasferire i “calcionetti” su un piatto da portata e spolverarli con zucchero semolato e (a piacere) cannella in polvere.
  15. Si possono consumare caldi, tiepidi o freddi ma non si conservano a lungo (max un paio di giorni).

Note
* Per la frittura è meglio utilizzare abbondante olio di semi di arachidi (fritti in olio d’oliva risultano più pesanti) e un tegame a bordi alti (o la friggitrice), piuttosto che la padella, in modo da tuffare letteralmente i calcionetti, pochi alla volta, nell’olio bollente e tirarli via appena vengono a galla; in questo modo assorbiranno meno grasso in cottura e rimarranno più “leggeri”.
* I calcionetti sono un po’ difficili da conservare, perché se lasciati all’aria seccano, mentre se chiusi in una scatola la pasta tende a rammollire, per questo vanno consumati freschi. Il ripieno però può essere tranquillamente congelato in modo da avere già metà del lavoro pronto all’occorrenza.




Il parrozzo abruzzese…il dolce preferito di G. D’Annunzio

…e anche il mio ^_^! 
Panettone e pandoro sì o no poco importa, ma a casa Natale non è Natale se in tavola manca il parrozzo di zia Italia!
Il parrozzo è un antico dolce tipico pescarese, assai diffuso in tutto l’Abruzzo, nato nel 1920 come “imitazione” di un pane rustico (pane rozzo da cui è derivato il nome) preparato dai contadini con la farina di granturco. Luigi D’Amico, titolare di una pasticceria, ebbe l’idea di riprodurre questo pane in versione dolce aggiungendo uova (per dare il colore giallo del mais) e mandorle, mentre il colore scuro della crosta bruciacchiata del pane cotto nel forno a legna fu riprodotto con la copertura di cioccolato. La prima persona a cui D’Amico fece assaggiare il nuovo dolce fu proprio D’Annunzio, che estasiato, suggerì il nome di “parrozzo” e gli dedicò lettere e sonetti  E’ tante ‘bbone stu parrozze nove che pare na pazzie de San Ciattè, c’avesse messe a nu gran forne tè la terre lavorata da lu bbove, la terre grasse e lustre che se coce…e che dovente a poche a poche chiù doce de qualunque cosa doce…
La caratteristica di questo dolce, per la presenza di semolino e mandorle in gran quantità, è la forte tendenza a sbriciolarsi al taglio, a dire il vero la cosa che mi piace di più!
Da piccola ricordo che con mia cugina si faceva a gara a chi recuperava più briciole nel vassoio e ancora oggi, da bambina cresciuta (!!!) questa corsa alle briciole mi diverte coma allora.
Ogni anno in questo periodo, zia sforna il parrozzo in quantità quasi industriale per deliziare amici e parenti ma in attesa di poter assaggiare il suo il giorno di Natale, ricetta alla mano, l’ho preparato ieri per la mia dolce metà a cui non mancherò certo di rubacchiare le briciole dal piatto.
E oggi voglio offrirvene una fettina a tutti voi passate di qui con i miei più cari auguri di Buone Feste.


 
 
parrozzo abruzzese
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Per uno stampo a cupola da 20 cm
Author:
Recipe type: Dolci tipici
Serves: 10-12

Ingredienti
  • 200 gr di semolino
  • 200 gr di mandorle con la buccia
  • qualche mandorla amara
  • 200 gr di zucchero (io ne metto 180 gr)
  • 6 uova
  • abbondante scorza grattugiata di limone
  • un pizzico di sale
  • 200 gr circa di cioccolato fondente per la copertura

Procedimento
  1. Tritare le mandorle fino a ridurle a farina (io però non le trito finissime, perchè mi piace sentire qualche piccolo pezzettino in bocca).
  2. In una ciotola montare bene i tuorli con lo zucchero e un pizzico di sale fino a renderli bianchi e gonfi.
  3. Unire a pioggia, poco alla volta, il semolino, poi le mandorle e la scorza di limone (con questa dose 2 limoni sono perfetti) e cercare di amalgamare il tutto delicatamente anche se il composto diventerà abbastanza sodo.
  4. Montare gli albumi a neve fermissima con qualche goccia di succo di limone e aggiungerli poco alla volta al composto di uova, mescolando dal basso verso l’alto con delicatezza. Io ne aggiungo un paio di cucchiai all’inizio, mescolando un po’ più energicamente per ammorbidire il composto, poi unisco delicatamente il resto, per non smontarli (non essendoci lievito, come per il pan di spagna la buona riuscita è legata all’incorporare quanta più aria possibile nella massa).
  5. Trasferire in composto in uno stampo a cupola (quelli da zuccotto) ben imburrato ed infarinato e cuocere in forno caldo a 170°C per circa 50-60 minuti (mi raccomando, NON aprire mai il forno!).
  6. Sformare subito e lasciar raffreddare bene su una grata per dolci.
  7. Quando il parrozzo è completamente freddo, fondere il cioccolato a bagnomaria o in micro e versarlo sopra il dolce, rivestendolo uniformemente con l’aiuto di una spatola o lama di un coltello.
  8. Lasciar solidificare bene il cioccolato prima di servire.

 
AUGURI di cuore a tutti voi. 
Sulla mia tavola di Natale il parrozzo non mancherà e giacchè ci sono lo lascio anche nel cestino dei regali home-made di Anice&Cannella.

 


 




Mandorle pralinate: ho sbattutto contro un “sasso”…d’Abruzzo!

E’ di nuovo lunedì, ricomincia un’altra settimana e ormai mancano solo due settimane a Natale. 
Quest’anno mi è volato via in un soffio…
Quella che voglio regalarvi oggi è una ricettina assai sfiziosa, ancora una volta tipica della mia terra d’Abruzzo, non propriamente natalizia ma che in questo periodo di festa, con il trionfo della frutta secca, fa bella mostra di sè ed è perfetta per i mini pacchetti da regalare. 
Probabilmente vedendo la foto penserete “che sarà mai, mandorle pralinate…hai scoperto l’acqua calda”! 
SBAGLIATO! 
Non sono semplici mandorle pralinate ma…SASSI, sì sassi d’Abruzzo (o mandorle “interrate”), chiamati così perchè le mandorle assomigliano a piccoli sassolini coperti da uno strato irregolare di zucchero e cacao che richiama alla terra. 
La ricetta è tipica della provincia di Teramo, in modo particolare della Val Vibrata, famosa anche per i suoi confetti alle mandorle, uno degli ingredienti più usati nei dolci tipici abruzzesi.
In questa versione (che ho imparato dalla mamma) il cacao è sostituito con del cioccolato fondente e al posto della scorza di limone, che troviamo nella ricetta originale, utilizzo caffè e liquore per profumare il rivestimento di zucchero. 
Beh, vi lascio alla ricetta, così potrete sbattere anche voi piacevolmente contro questi sassolini uno tira l’altro!
A proposito di mandorle pralinate…qualcuno sa dirmi come mai qui in Toscana si trovano col nome di “ammazza suocere” ??????


Sassi d’Abruzzo
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Dolci tipici
Serves: 6-8

Ingredienti
  • 150 gr di mandorle non spellate
  • 75 gr di zucchero
  • 1 dado di cioccolato fondente (20 gr circa)
  • 2 cucchiai di caffè
  • 2 cucchiai di sambuca (o altro liquore a piacere)

Procedimento
  1. In un tegame dal fondo spesso riunire lo zucchero, il liquore, il caffè, un goccio d’acqua e il cioccolato tritato e far sciogliere il tutto a fuoco dolcissimo.
  2. Appena il “caramello” comincia a sobbollire versare le mandorle e mescolare in continuazione con un cucchiaio di legno, mantenendo sempre la fiamma al minimo.
  3. Pian piano lo zucchero tenderà a cristallizzare e ad attaccarsi alle mandorle.
  4. Quando ciò sarà avvenuto…fermi lì! NON è ancora finita!
  5. Continuare la cottura mescolando spesso, fino a che lo zucchero comincerà a sciogliersi di nuovo e a ricristallizzare.
  6. Occorre un po’ di pazienza ma solo così il rivestimento aderirà bene, evitando poi di trovarci con le mandorle da una parte e la pralinatura dall’altra.
  7. A questo punto, quando le mandorle saranno ben rivestite dal loro strato di zucchero al cioccolato, trasferirle su un piatto piano (o foglio di carta forno; ideale sarebbe il piano di marmo) e lasciarle raffreddare completamente prima di cominciare a sgranocchiare (pena rischio ustione di 1° grado!).
  8. Si conservano a lungo ma in genere hanno vita assai breve.

Un’idea golosissima per i regalini home-made della raccolta di Paoletta


 




Sfogliatelle abruzzesi a 4 mani per un magico Natale

Manca ormai meno di un mese al Natale e si comincia seriamente a mettere le mani in pasta per preparare biscottini e dolcetti, a fare le prove per panettoni e pandori home-made (chissà se quest’anno avrò il coraggio di riprovare!!!!), ad organizzare i vari cestini da regalare alle persone care.
Fra le tante idee che mi frullano nella testa in questo periodo, la voglia di provare a realizzare le sfogliatelle (abruzzesi) approfittando dell’aiuto non da poco della macchina per tirare la sfoglia e guarda caso….
La scorsa settimana è venuta a farmi visita la mia mamma che ha pensato bene di farmi una sorpresa arrivando con un rotolo già pronto per queste fantastiche sfogliatelle di Natale, che abbiamo poi finito di preparare insieme come era tradizione prima delle feste, quando ancora non mi trasferivo in Toscana.
E’ stato molto bello rispolverare quei ricordi e quell’atmosfera, tanto più che da quando sono lontana da casa il periodo pre-natalizio è sempre piuttosto malinconico perchè mi fa sentire ancor più che in altri periodi dell’anno la lontananza dalla famiglia.
Le sfogliatelle in realtà, appartengono più alla cultura gastronomica napoletana, ma secondo la tradizione vennero fatte conoscere e introdotte in Abruzzo da una nobildonna di Santa Maria Capua Vetere, sposata con un notabile abruzzese.
Ovviamente, nel corso del tempo, a contatto con la diversa realtà territoriale, la ricetta napoletana ha subito delle modifiche; le sfogliatelle teramane si differenziano nella consistenza della pasta, più morbida per la presenza dello strutto, nella forma a mezzaluna e nel ripieno, a base di marmellata d’uva di Montepulciano.
Come poi quasi sempre succede per le ricette “tradizionali” ogni famiglia elabora la propria versione e il ripieno può essere arricchito in vario modo con frutta secca, cioccolato, mosto cotto o addirittura essere a base di farina di mandorle, ma personalmente preferisco la versione più semplice, quella legata ai ricordi d’infanzia, quando rimanevo incantata pomeriggi interi a guardare la mia nonnina alle prese con queste piccole delizie. 
La preparazione della pasta è abbastanza lunga ma c’è il vantaggio che il rotolo pronto può essere congelato senza problemi, così ci si può anticipare gran parte del lavoro e confezionare le sfogliatelle a ridosso del Natale senza troppo tempo e fatica. Una comodità non da poco.

 
 
Sfogliatelle abruzzesi
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Dolci tipici

Ingredienti
  • – per la pasta
  • 3 tuorli
  • 2 cucchiai di strutto
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 1 bicchiere di latte
  • farina q.b.
  • strutto per spennellare
  • – per il ripieno
  • marmellata di uva

Procedimento
  1. Con i tuorli, lo strutto fuso, lo zucchero e il latte preparare la pasta, unendo tanta farina quanto basta ad ottenere un impasto morbido.
  2. Lasciar riposare la pasta per una mezz’ora a temperatura ambiente, suddividerla in 10-12 pezzi e da ciascuno ricavare una sfoglia sottilissima (tipo pasta phillo).
  3. Sovrapporre le sfoglie una sull’altra, spennellando di volta in volta gli strati con un velo di strutto fuso.
  4. Arrotolare stretto dal lato corto, come fosse un salame, e lasciar riposare in frigo per circa un’ora in modo da far rapprendere lo strutto.
  5. Trascorso il tempo, tagliare il rotolo a fette di ½ cm circa, stendere le fette con il matterello allo spessore di un paio di mm, distribuire al centro del disco un cucchiaino di marmellata e richiudere a mezzaluna, sigillando bene i bordi.
  6. Allineare le sfogliatelle sulla placca del forno foderata con carta paglia (servirà ad assorbire l’eccesso di strutto in cottura, rendendo le sfogiatelle più leggere e friabili) e cuocere in forno caldo a 180-190°C per circa 12 minuti: non devono colorire e le sfoglie sovrapposte devono “sfogliarsi”.
  7. Lasciar raffreddare le sfogliatelle su una grata per dolci e servirle cosparse di zucchero a velo.

Note
Le sfogliatelle sono dolci abbastanza delicati ma per qualche giorno si conservano bene chiuse in scatole di latta.

Con questa “ricetta in compagnia” partecipo alla simpatica raccolta di Castagna&Albicocca.

 

 

 

 

 

 

 

 




Bocconotti teramani…piccole delizie per un dolce Natale

BOCCONOTTI…piccole delizie di pasta “frolla” ripiene di confettura, tipiche del teramano (la mia zona d’origine), immancabili sulla tavola nel giorno di Natale. 
Ci stiamo avvicinando velocemente alle Feste di fine anno e mentre cominciano a spuntare ovunque panettoni e pandori, torroni e cioccolatini di ogni tipo, a me niente riporta al clima e al calore delle feste più di questi…biscotti?…pasticcini?…tortine? Non saprei come  definirli nel modo più corretto.
Come Natale è la festa della famiglia, a casa mia i bocconotti sono i “dolci della famiglia” perché è tradizione prepararli tutti insieme (vabbè, siamo solo in tre ma fa lo stesso!), la sera dopo cena, con tanto di divisione dei compiti, come una catena di montaggio.
Mamma, con la sua precisione millimetrica, è addetta a formare le palline per la base e la copertura, io le schiaccio nei pirottini e armata di cucchiaino le (stra)colmo di ripieno mentre babbo (evento raro trattenerlo in casa, impegnato in cucina…ma per la gola questo e altro!!!) ritaglia i coperchi con cui io e mamma insieme completiamo l’opera, io con molta meno pazienza di quanta ne abbia lei.  
Via in forno per la cottura, il tempo per prendere un caffè (che sostituisce perfettamente la camomilla) e il timer suona mentre un profumino delizioso invade tutta la casa ed è pronta la seconda infornata…che fatica resistere fino al mattino!!!! 
E che stress reggere mamma, quando comincia a lamentarsi che non sono tutti perfetti, uno si è leggermente aperto, quell’altro è un po’ troppo colorito, un’altro ancora si è leggermente crinato in superficie….BASTAAAAAAAA!!!! 
Alla fine si finisce per cacciarla via dalla cucina, i cocci nel lavandino e tutti a nanna…domani è un altro giorno…e finalmente si assaggiano i bocconotti.

 

Bocconotti teramani
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Per circa 50 bocconotti
Author:
Recipe type: Dolci tipici
Serves: 25-30

Ingredienti
  • – per la pasta
  • 450 g circa farina 00
  • 2 uova
  • 150 g zucchero
  • 80 g strutto
  • 80 g olio di semi
  • 1 limone non trattato
  • 15 g mix cremor tartaro-bicarbonato
  • sale
  • – per il ripieno
  • marmellata di uva e sambuco in uguale quantità
  • cioccolato fondente tritato
  • mandorle pelate, tostate e tritate grossolanamente
  • 1 limone non trattato
  • rhum

Procedimento
  1. Cominciamo a preparare la pasta.
  2. In una ciotola capiente montiamo le uova con lo zucchero e un pizzico di sale.
  3. Aggiungiamo la scorza grattugiata del limone, l’olio e lo strutto fuso freddo, poi pian piano cominciamo ad incorporare la farina, setacciata con cremor tartaro e bicarbonato, fino ad ottenere una pasta morbida e liscia, ma non appiccicosa.
  4. Formiamo una palla e la lasciamo riposare in frigo coperta con pellicola per almeno un’oretta (ma anche per l’intera notte se vogliamo anticiparci il lavoro).
  5. Prepariamo ora il ripieno.
  6. In una ciotola riuniamo inseme le marmellate, aggiungiamo le mandorle e il cioccolato tritati, profumiamo con la scorza grattugiata del limone e qualche cucchiaio di liquore, amalgamiamo bene il tutto e teniamo da parte.
  7. Con la pasta (tenerne da parte circa un terzo per i “coperchi”) formiamo delle palline delle dimensioni di una noce e le sistemiamo nei pirottini di carta (un po’ più piccoli di quelli usati di solito per i muffins).
  8. Schiacciamo la pasta in modo da rivestire il fondo e le pareti (come si farebbe per la crostata).
  9. Riempiamo i gusci con un cucchiaino abbondante di ripieno.
  10. Per la copertura, con la pasta rimasta formiamo delle palline più piccole di quelle per la base.
  11. Schiacciarle e ritagliarle con un tagliapasta tondo dello stesso diametro dei pirottini. Copriamo i bocconotti e cerchiamo di sigillare bene i bordi.
  12. Allineiamo i bocconotti sulla placca del forno e li cuociamo in forno caldo a 140°C per circa 15 minuti, fino a che risultano solo leggermente coloriti in superficie.
  13. Lasciamo raffreddare e cospargiamo di zucchero a velo.

Note
* Il mix cremor tartaro-bicarbonato lo prendo già pronto in farmacia.
In alternativa può essere sostituito con 10 gr di cremor tartaro e 5 gr di bicarbonato di sodio.
* I bocconotti si conservano a lungo ben chiusi in scatole di latta e si possono comodamente surgelare! Sarà sufficiente tirarli fuori dal freezer un’oretta prima di consumarli; tornati a temperatura ambiente sembreranno appena fatti!

Buone feste e buoni bocconotti a tutti con le “Ricette in Compagnia” di Castagna&Albicocca , l’E-book di Dolci Pasticci  e la Raccolta Natalizia di Paoletta 

 

 
 
 



Ferratelle

Le ferratelle…quante ne ho mangiate da bambina! 
A ricreazione a scuola o a merenda il pomeriggio erano i miei biscotti preferiti, sottili e croccanti, profumate all’anice, oppure morbidose farcite con la confettura di susine della mamma.
Eh sì,  lo confesso…mi piaceva più della mitica Nutella!!!!
Eresia?!?!?!?! Nooooooooooo!
Rimanevo sempre affascinata nel vederle preparare con pazienza “certosina” davanti al fornello e il sabato o la domenica pomeriggio volavano via in un baleno!
Questo forse è il loro unico difetto: le ferratelle richiedono tempo, non come una torta che impasti e metti in forno e nel frattempo ti dedichi ad altro, no.
Le devi seguire passo passo, una ad una, dalla consistenza della pastella, dalla quantità da mettere sul ferro ai tempi di cottura perchè asciughino e coloriscano appena, senza bruciare. 
Per me restano, come la crostata, un qualcosa di magico, a cui dedicarmi con calma e tranquillità…sarà per questo che le faccio troppo poco!
Chiamate anche neole o nevole, le ferratelle sono un tipico biscotto abruzzese il cui nome deriva dal “ferro” utilizzato per la loro preparazione.
Anni fa il “ferro” apposito era più difficile da trovare fuori zona e anche mia madre, nonostante sul posto, faticò un po’ perchè tutti con le scanalature troppo profonde, adatti magari per i waffel, ma non per le neole che invece devono essere piuttosto sottili; oggi invece che le cialde stanno diventando “di moda”, almeno quest’inconveniente sembra eliminato.
Possono essere gustate semplicemente al naturale (il modo in cui le preferisco perchè rimangono belle scrocchiarelle) oppure essere farcite a coppie con marmellata (tradizionalmente d’uva), nutella, miele e mandorle, crema pasticcera e…chi più ne ha più ne metta!
Al naturale, chiuse in una scatola di latta, si conservano fragranti per diversi giorni. Una volta farcite diventano morbide con il riposo quindi, se da golosi le volete croccanti con la nutella…fatele fuori subito.
In ogni caso…sono sempre buonissime!!!!


 
 
Ferratelle
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Dolci tipici
Serves: 4

Ingredienti
  • 4 uova
  • 4 cucchiai di zucchero (più o meno colmi secondo i gusti; io tendo a farli piuttosto rasi)
  • 4 cucchiai di olio evo
  • farina q.b.
  • liquore a scelta: limoncello, sambuca, cointreau…(facoltativo)
  • semi d’anice (facoltativi; io non li metto, secondo me da farcire sono meglio senza)

Procedimento
  1. In una ciotola, sbattere le uova con la forchetta.
  2. Aggiungere l’olio, profumare con un goccio di liquore e mescolare bene.
  3. Unire lo zucchero, mescolare ancora, poi cominciare ad aggiungere la farina a pioggia, piano piano, fino ad ottenere una pastella abbastanza densa (per avere un’idea della consistenza…tipo crema pasticcera calda).
  4. Scaldare il ferro sul fornello, aprirlo, stendere su un lato circa un cucchiaio di pastella (senza arrivare al bordo perchè chiudendo si allarga), richiudere il ferro stringendolo bene e rimetterlo sul fuoco, mantenuto poco più che al minimo.
  5. Cuocere la “ferratella” circa un minuto per parte (girando il ferro) fino a che sarà solo leggermente colorita.
  6. Staccarla dal ferro e trasferirla su un piatto.
  7. Procedere allo stesso modo fino ad esaurimento della pastella.
  8. Gustare le ferratelle al naturale o farcirle con tutto ciò che vi suggerisce la fantasia. Io stavolta ho messo Nutella e marmellata di sambuco profumata con scorza di limone e polvere di cioccolato.

 

Micaela che dici…Biscottiamo?
Buone ferratelle a tutti…
 

 




Pepatelli abruzzesi

Tipici della provincia di Teramo (la mia città d’origine), in modo particolare delle zone montane, i “papatìlle” sono piccoli biscotti piatti che sembrano vagamente ricordare, per la forma, i cantucci toscani.
In realtà sono molto diversi, a base di farina integrale, miele, scorza gratugiata d’arancia, mandorle e, nota curiosa, pepe, che conferisce loro un gusto unico e particolarissimo.
Di queste piccole golosità tipiche del periodo natalizio esistono diverse versioni: solo farina bianca, solo farina integrale o mix delle due; più o meno mandorlosi, sottili o leggermente spessi, morbidi o croccanti.
Ricordo che mia nonna paterna li faceva di sola farina bianca, con poche mandorle e poco pepe, abbastanza spessi e morbidi ma non ho mai amato molto quello che chiamavo “effetto cheewing gum” probabilmente dovuto alla presenza del miele. Mastica mastica, il pepatello sembrava essere sempre lì, appiccicato ai denti, senza aver nessuna intenzione di andar giù. E la farina bianca sembrava rendere il tutto troppo dolce per i miei gusti.
Da criceto/scoiattolo quale sono, ho un debole speciale per la frutta secca e per le consistenze sgranocchiose.
Questa è la versione che ho imparato da mia mamma (e che lei a sua volta ha ereditato dalla sua) e, neanche a dirlo, la mia preferita, perchè croccantissima e ricchissima di mandorle.

 
 
Pepatelli abruzzesi
 
Prep time

Cook time

Total time

 

Author:
Recipe type: Dolci tipici

Ingredienti
  • 500 gr di mandorle
  • 500 gr di miele millefiori
  • 500 gr di farina di tritello (è la farina che contiene la parte fine della crusca) o, in alternativa, farina integrale
  • 2-3 arance non trattate
  • pepe nero

Procedimento
  1. Lavare le arance, asciugarle bene e grattugiare la scorza (solo la parte arancione) abbastanza finemente.
  2. In una casseruola far sciogliere il miele a fuoco bassissimo.
  3. Sulla spianatoia mescolare la farina con le mandorle, la scorza delle arance ed una generosa macinata di pepe.
  4. Aggiungere pian piano il miele caldo e cominciare ad impastare; il tutto alla fine risulterà piuttosto consistente.
  5. Per la quantità di pepe, dipende molto dai gusti ma si dovrebbe sentire leggermente il pizzico…da cui il nome pepatelli.
  6. Con la pasta formare dei filoni rettangolari ed ppoggiarli sulla placca del forno.
  7. Cuocere 170°C fino a che la superficie risulterà dorata.
  8. Dai filoni ancora caldi ritagliare i pepatelli dello spessore di 3 mm circa
  9. Disporre i pepatelli nuovamente sulla leccarda e ripassarli in forno ancora per qualche minuto in modo da renderli croccanti.
  10. Per quet’operazione non è necessario che il forno sia acceso, va benissimo anche il forno appena spento ancora bello caldo, e ovviamente tanto più vi si terrano dentro, tanto più i pepatelli risulteranno croccanti.
  11. Una volta freddi riporre i “papatìlle” in una scatola di latta. Ben chiusi, si conservano a lungo…se durano!

Note
Per tagliare i pepatelli usare un coltello affilatissimo ed aiutarsi con un canovaccio, altrimenti si rischia l’ustione!

Con questa ricetta partecipo all’E-book di Dolci Pasticci
Biscottiamo? Ma sì dai… come resistere alla simpatica proposta de “Il criceto goloso“?!?!